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Nulla dies sine linea

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April 26

Amore, provvida sventura

Δανάη
  
 
Pietro da Cortona,
"Trionfo della Divina Provvidenza",
affresco, 1633-39,
Roma, Palazzo Barberini.
 
 
 
 << Una tenera figlia Acrisio havea
Nomata Danae, si leggiadra, e bella,
Che non donna mortal, ma vera Dea
Sembrava al viso, à modi, e à la favella.
Il padre per lo ben, che le volea,
Saper cercò il destin de la sua stella.
Ma 'l decreto fatal tanto gli spiacque,
Che la fe col figliuol gettar ne l'acque.

Di Danae figlia tua (l'Oracol disse)
Nascerà un figlio oltre ogni creder forte,
Che (come son le sorti à ciascun fisse)
Contra sua voglia ti darà la morte.
Queste parole ne la mente scrisse
Acrisio, e per fuggir si cruda sorte,
Fù per ferire à la sua figlia il seno,
Ma l'affetto paterno il tenne in freno.>>
 
 
 Publio Ovidio Nasone, Le Metamorfosi, come tradotte da Giovanni Andrea dell'Anguillara.
 

 

Se t'avessi detto ch'ero la pioggia, a che sarebbe servito? Giungevo quando l'autunno s'approssimava, nonostante il calendario segnasse ancora giorni d'estate. Ero il tuono senza le nubi, l'avvisaglia del temporale, la raffica di vento settembrino che gonfia i panni stesi al sole. Se te l'avessi detto ch'ero la burrasca imprevista e passeggera, di sicuro avresti cercato riparo. Ma quale rifugio coperto è capace di contenere la fiumana, pur fievole, della fatalità? Gocciola pian piano su ogni Danae la sorte propria di ciascuno. Ero la pioggia che trapassava la tua pelle permeabile, ero secreto prolifico instillatoti endovena, discendevo per entrarti in circolo, d'un tratto ero la tua palingenesi. Ero la mia. Se t'avessi detto che di pioggia resta lubrica pozzanghera, guazza mattutina, avresti mai da me voluto attingere? Dalla penetrazione il concepimento della nostra stessa fine. E dell'altrui. Amore ingordo, che pur d'esistere non si cura della vita e della morte. Amore immotivato. Motivo di disperazione. Se t'avessi detto che l'amore nuoce, dei benefici caduchi dell'amore avresti potuto mai godere? Invano sottrarsi.  L’acqua non affoga l’acqua. Di veleno amniotico muore chi il destino ha voluto scongiurare.

 

 

 
Enrico
March 28

Nient'altro che un assioma

Poema della finitudine
  
 
Caspar David Friedrich,
"Abbazia nel querceto",
olio su tela, 110,4×171 cm,
1818,
Berlino, Charlottenburg.
 
 
 
 
Cantami, o Diva,
l'urgenza tardiva,
le mani conserte,
parole sofferte.
 
Contami, o Celeste,
di chiese troppo vaste,
tribune d'esequie
e d'altrettante feste.
 
Ché l'ossa e reliquie
non temono il tempo,
né giammai la carne
accede all'Olimpo.
 
Al cavezzale, o Musa,
la Fede a niùno è preclusa.
S'infrange eppur sulla pietra
tutta la speme cristiana,
su medesima lapide tetra
vieppiù l'audacia umana.
 
 
Enrico
January 15

.

 
Tu
  
 
Brandt Botes,
"Interno osceno".
 
 
Sei  la distanza
che intercorre
tra la voglia
ed il bisogno.
 
 
Enrico.
December 06

Questioni teologiche. Id est l'umanità della divinità.

 
 
Divina,  ma  donna
  
 
Pierre et Gilles,
"La Madone au coeur blessé",
1991,
Galerie Jérôme de Noirmont, Paris.
 
 
Serva santa,
volontà negletta,
germinata redenta,
in virtù perfetta.
Figlia del Figlio,
madre del Padre,
intatto giglio,
divina sede.
Del Sommo Artefice
sola creatrice,
speme del supplice,
pietosa ambasciatrice.
In capo al Calvario
anche tu sulla croce,
afflitta dal sudario,
polla di Cristo e foce.
 
Enrico.
 
 
October 08

Et voilà, c'est moi!

 
Una strategia di mercato
  
 
Andy Warhol,
"Querelle",
1982, serigrafia.
 
 
Vi farò l’ennesima moina, una torsione innaturale del polso, un’espressione maliziosa e impertinente. Tanto qui, sotto strati impermeabili di trucco e maglie attillate, non c’è nessuno. Mi fingerò lezioso e svampito, mi passerò un polpastrello con garbo sulle labbra e poi lo mordicchierò leggermente con i canini a mo’ di lascivo trastullo. Che forse questa è l’unica via per sentirsi meno impalpabili, aerei. Sì, certamente lo è. Ma piuttosto adesso preferirei evaporare. E farsi abbindolare è un modo come un altro per convincersi di aver trovato un proprio simile, angelo o demonio che sia. Macché, abbiamo imparato anche a prenderci per il didietro in piena autonomia, per poi scoprire di non essere nemmeno in grado di rendercene conto ogniqualvolta lo facciamo. Vorrei trovare le parole giuste per dirmi che di te non me ne frega niente. Di te, come di questa nauseabonda osteria, in cui la pinguedine delle vivande intavolate desta tutto fuorché il mio appetito. E più lì vedi ingozzarsi e più divampa la loro fregola, mentre io sento lo stomaco languire, contrarsi e fermentare come una botte logora ricolma d’aceto. La vita te la scegli. Lo ammetto, non ho una spiccata capacità di giudizio. Come una gazza, cedo alla malia dei luccicori, ma non so distinguere un fondo di bottiglia da una pietra preziosa. E allora accenno un sorriso. Magari, chissà, questa volta confido davvero nell’opportunità dell’auto-realizzazione. E se la mia fosse in rotta di collisione con quella di qualcun altro? Di certo non ci sarebbe modo per entrambi di conseguirla. Ma guarda un po’, quando hanno lottizzato questo mondo a nessuno pare che ciò sia venuto in mente! Il successo dell’uno ha come necessaria contropartita il sacrificio dell’altro. A ben pensarci ci rinuncio volentieri alla mia area d’azione, però non mi sottraggo di certo ai meccanismi del mercato. La vostra vita al prezzo della mia: una geniale strategia di marketing! Ahimè non sono previsti rimborsi per tutti coloro che mi avevano coinvolto nei propri progetti di realizzazione personale. D’altronde lo sanno anche i più inesperti che non è affatto consigliabile porre a condizione dei propri disegni esistenziali l’altrui discernimento. 
 
 
Enrico
 
October 07

Apokolokyntosis. Id est la (auto)consacrazione nell'Olimpo celeste.

 
 
Autoritratto in rima assortita
  
 
Marcel Duchamp,
"La mariée mise à nu par ses célibataires, même
(Grande Vetro)" ,
1915-23,
 colore ad olio, fogli di piombo e d'argento tra pannelli di vetro,
 chiusi in telaio di legno e acciaio, 272,5x173,8 cm
Philadelphia Museum of Art.
 
 
 

Il finto tonto
dal giudizio pronto.

L’ artefice demiurgo
con l’ago del chirurgo.

L’eremita mondano;

il sacro e il profano.

Un nuovo Cristo,

un altro Belzebù,

l’ennesimo Mephisto,

modello di virtù.

 
 
 
Enrico
 
September 26

.

 
Questa  passione
 
 
  
 
Egon Schiele,
"L'abbraccio", 
1917, olio su tela, cm 100 x 170,2
Österreichisches Galerie Belvedere,
Vienna.
 
 
 
Mi spalanca,
mi deterge,
m'affranca.
Si cosparge
sull'anima
mista a paura
infranta.
Purissima
ed insieme
sporca,
questa passione
che mi varca,
mi spossa
e mi penetra
le ossa.
Non faccio
una mossa,
io, soggiogato
e complice,
io, prostrato
e supplice.
S'impenna
e sprona
il voler
se tentenna.
M'ammala
e mi cura,
buona sorte
o sventura.
A volte tace,
né mai s'assopisce.
Passa un istante
e la senti
che ruggisce.
Non trova pace,
scalpita
e si dimena.
Questa passione
che la mente
non capisce
e non frena.
 
 
 
Enrico
 
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